FICHTE
L'Idealismo critico
All'origine della coscienza Fichte pone l'intuizione dell'Io, assimilandola all'io penso di Kant e all'intuizione della legge morale kantiana. Questa, come autointuizione, deve essere un atto assolutamente incondizionato.
Da una tale coincidenza, Fichte giungerà progressivamente alla conclusione che tutta la realtà finisce per risolversi nell'Io assoluto.Egli illustra quindi i tre principi fondamentali che regolano questo reciproco rapportarsi di soggetto e oggetto.
1) L'Io pone se stesso
Fichte afferma che entrambi i principi sono però da giustificare, in quanto derivano a loro volta da uno più generale: l'Io. Se non ci fosse l'Io infatti, non sarebbe possibile affermare i primi due principi. È l'io che pone il legame logico A = A, e che quindi pone lo stesso A, mentre l'Io non è posto da nessun altro se non da sé medesimo. Poiché è condizionato solo da sé «Io = Io».
L'Io non coincide con il singolo io empirico, ma è l'Io assoluto, da cui tutto deriva.
L'Io non coincide con il singolo io empirico, ma è l'Io assoluto, da cui tutto deriva.
2) L'Io oppone a sé un non-io
Fichte giunge così ad una seconda formulazione, antitesi della prima: «L'Io pone nell'Io il non-Io». Il non-Io rappresenta tutto ciò che è opposto all'Io ed è diverso da questo.
3) L'Io oppone, in sé, a un io divisibile un non-io divisibile
Mentre il secondo principio si limitava a ricondurre il non-io entro l'Io, lasciandoli però in uno stato di pura contrapposizione, il terzo principio dà luogo alla loro mediazione, con cui l'Io prende coscienza di essere non solo opposto al non-io, ma anche limitato da quest'ultimo, suddividendosi nella molteplicità.
- L'Io determinato dal non-io fonda l'aspetto dell'attività teoretica.
- Il non-io determinato dall'Io fonda, invece, l'attività pratica.
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